Approfondimento sullo shofar ebraico
English version: focus on the ebraic shofar (click here)
According to the instructions found in Leviticus 25:8–10, every fiftieth year was to be marked by the blast of a trumpet that would announce a year-long Sabbath. During this sacred time, the land was to rest, debts were forgiven, and property returned to its original owners. This marked the beginning of the Yovel, or Jubilee year, heralded by the sounding of the shofar, a traditional ram’s horn.
The symbolism of the shofar traces back to the story of Abraham and Isaac on Mount Moriah. When Abraham proved his willingness to sacrifice his son in obedience to God, a ram became entangled by its horns in a thicket. This divine intervention spared Isaac, and the ram was offered in his place. The shofar, made from a ram’s horn, commemorates this moment of faith and divine mercy.
The shofar produces three distinct types of sounds, each with different meanings: Tekiah: a long, sustained blast symbolizing a royal proclamation and the majesty of God’s reign; Shevarim: three shorter, broken sounds, reminiscent of sobbing, calling listeners to self-examination and remembrance of Isaac’s binding; T’ruah: a rapid series of staccato blasts, functioning as a wake-up call from spiritual complacency.
During Rosh HaShanah, the Jewish New Year, these sounds are combined into the Tekiah Gedolah, or “Great Tekiah”, a powerful signal urging transformation and the hope of redemption for all humankind.
To prepare the shofar, the horn is first softened with heat and then shaped into a spiral. A hole is bored through its tip to connect with the natural hollow inside. The player blows into it like a trumpet, using breath and lip vibration to create its distinctive tones. Any cracks or holes make it unsuitable for ritual use. While decorative engraving is allowed, painting is not.
Not every animal is eligible for use: only horns from animals deemed kosher under Jewish dietary laws (kashrut) may be used. This excludes cows and calves, as they are associated with the sin of the Golden Calf (cheit ha’egel, Exodus 32:4), a symbol of idolatry and materialism.
The shofar is referenced not only in the Talmud and rabbinic writings but throughout the Hebrew Bible, from Exodus to Zechariah. It also provides a theological foundation for the Christian concept of the Jubilee. In the New Testament, particularly in Luke 4, Jesus is depicted as the one who fulfills the ancient Jubilee, proclaiming “the year of the Lord’s favor” (Luke 4:18–19; Isaiah 61:2). This echoes the Jubilee laws described in Leviticus (25:10–13), suggesting that Jesus was announcing a spiritual renewal rooted in Jewish tradition.
In early Christianity, the Jubilee was not formally observed. The first official Christian Jubilee was instituted by Pope Boniface VIII in the year 1300 through the papal bull Antiquorum Habet Fida Relatio. It encouraged pilgrims, known as Romei, to journey to Rome, visit the tombs of the Apostles, and seek forgiveness.
overwhelming number of pilgrims led Pope Boniface to grant a plenary indulgence for the entire year and set the Jubilee’s recurrence at every 100 years. Later, during the Avignon Papacy (1305–1377), Pope Clement VI approved the next Jubilee for 1350, reducing the interval to 50 years to match the Jewish practice. He also added the Basilica of Saint John Lateran to the list of pilgrimage sites, alongside Saint Peter’s and Saint Paul Outside the Walls.
Pope Urban VI later revised the interval to 33 years, in honor of Christ’s earthly lifespan, while Pope Paul II, in 1470, established the 25-year cycle that is still observed today.
To date, the Church has celebrated 26 ordinary Jubilees and 95 extraordinary ones. The upcoming Jubilee of 2025, known as the Jubilee of Hope, will be the 27th ordinary Jubilee in Catholic history.
Secondo la prescrizione contenuta al capitolo 25 del Libro del Levitico (Lv, 25: 8-10), nel cinquantesimo anno la tromba dell’acclamazione avrebbe dovuto squillare per proclamare un “sabato” lungo dodici mesi in cui la terra doveva riposare, i debiti essere condonati e i beni tornare alla proprietà originaria: cominciava così l’anno del Jobel ebraico, giubileo annunciato dal suono dello shofar, letteralmente “piccolo corno di montone”.
Il simbolo del corno trae origine dal sacrificio di Isacco sul monte Moriah, da parte di suo padre Abramo: quando il Patriarca non si sottrasse al sacrificio del figlio, un ariete rimase impigliato con le corna in un cespuglio, segno divino che l’Onnipotente aveva gradito la sua obbedienza, permettendo così la salvezza di Isacco, e al suo posto, fu sacrificato l’ariete.
Le note caratteristiche emesse dallo shofar sono tre, ognuna con altrettanti specifici significati: la Tekiah, una nota lunga e maestosa che viene interrotta all’improvviso e che evoca una convocazione solenne, in onore del regno del Signore; la Shevarim, costituita da tre note di media lunghezza, simili al lamento di un pianto, questa è correlata al sacrificio di Isacco ed è insieme richiamo alla fragilità umana e invito alla riflessione sulle azioni passate; la T’ruah, una serie di note brevi e spezzate, monito di un allarme urgente che chiama a svegliarsi dal torpore del sonno spirituale .
Questi tre suoni, che costituiscono una sorta di melodia, assumono altrettanti specifici significati: la prima nota evoca una convocazione solenne in onore del regno del Signore; la seconda, correlata al sacrificio di Isacco, è un richiamo alla fragilità umana e invita a riflettere sulle azioni passate; la terza ricorda un allarme urgente che chiama a svegliarsi dal torpore del sonno spirituale.
Nella festa di Rosh haShanah – Capodanno ebraico – le note vengono combinate insieme nella Tekiah gedolah, o Grande tekiah, richiamo al cambiamento duraturo e alla redenzione di tutta l’umanità.
Per poter essere utilizzato, il corno viene reso il più piatto possibile e, per mezzo del calore, viene forgiato in forma di spirale; viene poi praticato un foro sulla punta per raggiungere la naturale cavità interna; infine, applicando le labbra, viene suonato come fosse una tromba, provocando la vibrazione della colonna d’aria interna a esso.
Sulla superficie non sono ammesse crepe o forature, in quanto renderebbero lo strumento inadatto all’uso cerimoniale. Inoltre, non può essere dipinto ma soltanto cesellato artisticamente.
Non tutti i bovini sono adatti per ricavare questo strumento cultuale, vengono selezionati infatti solo quelli conformi alle norme alimentari ebraiche (kasherùt, in ebraico “adeguatezza”), escludendo quindi la mucca e il vitello: animali legati all’episodio noto come Il peccato del Vitello (in ebraico ḥēṭ’ ha‘ēggel) e pertanto considerati segni di idolatria e ricchezza (Esodo 32:4).
Lo shofar viene spesso menzionato non solo nel Talmud e nella letteratura rabbinica successiva ma anche nella Bibbia, dal libro dell’Esodo a quello di Zaccaria. Inoltre, sempre nella teologia ebraica, si innesta la pratica cristiana del Giubileo.
In particolare la tradizione Neotestamentaria, con il Vangelo di Luca capitolo 4, presenta Cristo come Colui che porta a compimento l’antico Giubileo, essendo venuto a predicare l’anno di grazia del Signore (Luca 4, 18-19; Isaia 61,2).
L’evangelista racconta che Gesù, entrando un giorno nella Sinagoga di Nazareth e richiesto di commentare il brano della Torah che era stato appena proclamato, riferisce a Sé le parole del profeta Isaia, presentandosi come l’inviato da Dio nel quale l’ideale giubilare comincia a concretizzarsi: «Lo Spirito del Signore è sopra di me; per questo mi ha consacrato con l’unzione, e mi ha mandato per annunziare ai poveri un lieto messaggio, per proclamare ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vista; per rimettere in libertà gli oppressi e predicare un anno di grazia nel Signore.» (Luca 4, 18-19; Isaia 61,2)
L’espressione di Isaia tradotta appunto anno di grazia, si rifà chiaramente alla legislazione del Libro del Levitico sull’anno del Jobel ebraico (Lev 25,10-13): era quindi proprio l’anno giubilare quello che Gesù stava proclamando a Nazaret.
Nel corso del primo millennio, non ci sono tracce nella dottrina cattolica di pratica giubilare. Il Giubileo così come oggi è celebrato risale a papa Bonifacio VIII con la bolla Antiquorum Habet Fida Relatio, e fu incentrato soprattutto intorno alla pratica del pellegrinaggio con cui i cristiani – i cosiddetti romei – si recavano a Roma per visitare la tomba degli Apostoli e invocare il perdono dei peccati.
L’enorme afflusso di pellegrini a Roma indusse papa Caetani a concedere l’indulgenza plenaria per tutto l’anno 1300, e a fissare a ogni cento anni la cadenza della concessione di indulgenze.
Tra i pellegrini di questo primo Giubileo trecentesco, vanno ricordati: Dante, che ne fa riferimento in alcuni versi del Purgatorio (canto II) e del Paradiso (canto XXXI) nella Divina Commedia, Cimabue, Giotto, Carlo di Valois fratello del re di Francia, con sua moglie Caterina.
Dopo il trasferimento della sede papale ad Avignone (1305-77) vennero formulate numerose richieste perché il secondo Giubileo fosse indetto nel 1350 e non nel 1400. Papa Clemente VI acconsentì e ne fissò la cadenza ogni 50 anni, eguagliando così l’intervallo a quello ebraico. Alle basiliche da visitare, San Pietro e San Paolo fuori le mura, aggiunse inoltre quella di San Giovanni in Laterano.
Successivamente Urbano VI decise di spostare la cadenza a 33 anni, in riferimento al periodo della vita terrena di Gesù, mentre nel 1470 Paolo II decretò che l’Anno Santo ordinario cadesse ogni 25 anni – e così è ancora oggi.
I Giubilei sinora celebrati sono stati 26 ordinari e 95 straordinari: il Giubileo del 2025, anche detto Giubileo della Speranza, è il ventisettesimo Giubileo universale ordinario della storia della Chiesa cattolica.
Indetto il 9 Maggio 2024 da Papa Francesco con la bolla Spes non confundit, ha avuto inizio il 24 dicembre 2024 con l’apertura della Porta Santa in San Pietro da parte dello stesso pontefice e terminerà con l’Epifania dell’anno successivo (6 gennaio 2026).
Il 29 dicembre 2024, l’1 e il 5 Gennaio 2025 il medesimo rito è stato successivamente compiuto nelle basiliche patriarcali di San Giovanni in Laterano, Santa Maria Maggiore, San Paolo fuori le Mura.
Il rito della Porta Santa esprime simbolicamente il concetto che, durante il periodo giubilare, è offerto ai fedeli un “percorso straordinario” verso la salvezza eterna.
Tra le novità di rilievo c’è da segnalare per importanza e significato l’apertura di una porta santa nel carcere di Rebibbia, che ha avuto luogo il 26 Dicembre scorso. Anche in questo caso è stato papa Francesco a effettuare l’apertura secondo l’auspicio da lui stesso espresso nella bolla d’indizione giubilare.
Sitografia di riferimento:
https://www.bibbiaedu.it/CEI2008
https://www.centroastalli.it//wp-content/uploads/2015/05/I-suoni-della-fede-1.pdf
https://www.gugliuzza.net/biblioteca/Giubileo%20ebraico%20e%20giubileo%20cristiano.pdf
https://www.lagone.it/2025/01/13/il-giubileo-ebraico-e-il-giubileo-cattolico/
https://www.notedipastoralegiovanile.it/index.php?option=com_content&view=article&id=4362:dal-giubileo-ebraico-al-giubileo-cristiano&Itemid=1011
https://www.reginapacistorvergata.it/wp-content/uploads/2024/11/Scheda-1-Giubileo-ebraico-e-giubileo-cristiano.pdf
https://www.shalom.it/senza-categoria/shofar-il-corno-di-montone-che-raccoglie-il-popolo-ebraico-a-intervista-a-rav-alberto-funaro-b1101001/
https://www.treccani.it/enciclopedia/shofar/
https://www.vatican.va/jubilee_2000/magazine/documents/ju_mag_01051997_p-78_it.html
https://it.m.wikipedia.org/wiki/Shofar