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Reliquiario di San Lorenzo

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Argento dorato
XV secolo
Domenico Aloisi

 

Il reliquiario ha una base esagonale di 15 cm che è scandita longitudinalmente da fascette decorate che proseguono anche sull’alto fusto, interrotto al centro da un grosso nodo sul quale sono sbalzate teste leonine. Il corpo del reliquiario è a forma di tempietto esagonale; ogni lato è incorniciato da colonnine tortili con capitelli a foglie di acanto, che sorreggono archetti trilobi, e in corrispondenza delle colonnine si trovano teste di cherubini alati. 

Su un alto tamburo esagono corre un’iscrizione: 

DIGITVUS ET RELIQVIE BEATISSIMI ET GLORIOSISSIMI LAVRENTII PROTETTORIS CIVITATIS VITERBIENSIS 1489 OPVS DOMINICVS ALOVISI

All’interno della teca è presente un’ampolla di vetro azzurra con una scritta: 

DE UNTO SANGUINE SANCTI LORENTII CARBONIBUS OSSIBUS

Sopra invece vi è un’altra piccola scatola con su scritto: EX CRANIO S.LORENTII MARTIRIS.

Sopra il tabernacolo che raccoglie la reliquia c’è una cupola decorata a scaglie e sormontata da una statuetta raffigurante San Lorenzo in dalmatica. Sulla trabeazione corrono ghirlande e nei timpani di ogni lato sono incastonate pietre preziose, tra cui un rubino contornato da brillanti e uno smeraldo. Il reliquiario di San Lorenzo è un esempio di struttura tradizionale, per il quale non si può di certo parlare di derivazioni da complessi architettonici ben individuabili; può tuttavia essere interessante notare come ancora alla fine del secolo, accanto a stilemi più modernamente attuali, come ad esempio la cupola conclusiva, esistessero elementi morfologici tipici del linguaggio gotico, come gli archetti trilobi o la stessa struttura delle nicchie. La compresenza di tali tipologie, se da un lato può trovare una giustificazione nell’origine provinciale dell’orafo, è dall’altro una conferma di quanto lentamente si evolvesse il linguaggio figurativo che si era andato codificando nel corso del secolo precedente. Pochi altri oltre a Domenico Aloisi, di cui adoggi si conosce solo quest’opera, sono gli orafi che ci hanno lasciato opere firmate e datate in base alle quali tentare di definire le caratteristiche specifiche dell’area viterbese.

 

BIBLIOGRAFIA

– L. SCALABRONI, Il Quattrocento a Viterbo. Museo civico 11 giugno- 10 settembre 1983, De Luca Editore 1983. L’oreficeria pp. 359-360; 364-367
– MONS. SALVATORE DEL CIUCO, Viterbo città fulgente, 1996, p. 83
– MONS. SALVATORE DEL CIUCO, La cattedrale di Viterbo, Viterbo 1986, p. 158
– G. SIGNORELLI, Le chiese di Viterbo, testo manoscritto
– G. SIGNORELLI, Viterbo nella storia della chiesa, volume II, parte prima, pp. 223-224
– Il Signorelli nel suo testo manoscritto Le Chiese di Viterbo, parlando della chiesa di San Lorenzo, all’anno 1489 parla di una nuova fabbrica di San Lorenzo (ricordi Priori pag. 83) menzionando alla vendita di un argentario comprendente “tabernaculum digiti” Laurentii
– Libro delle entrate e delle uscite 1767. Uscita della ven. sacrestia S. Lorenzo incominciata li 10 luglio 1756, Archivio Diocesano, Viterbo
– Rendiconto dei pagamenti fatti da me Andrea Serafini Can. Sacristia per la Ven. Sacristia dell’sacrosanta chiesa di S. Lorenzo dal 17 giugno 1830 a tt: li 31 dicembre del seguente anno 1831. archivio diocesano, Viterbo
– Inventari suppellettili sacre 1618-1833 della venerabile sacrestia della cattedrale di Viterbo fatto in occasione della sacra visita dell’anno 1818 dal reverendissimo canonico Polidori, Archivio Diocesano, Viterbo
– Faldone 20, unità 23, comprendente anni 1909-1940, Ricevute, Pagamenti, Spese Cattedrale, cappella della Musica e capitolo del Duomo. Archivio Diocesano, Viterbo

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